giovedì 14 ottobre 2010

In Serbia tentativo per un colpo di stato ?


Su un articolo della giornalista Petra Tadić publicato balcanicaucaso.org la quale ha raccolto testimonianze in Serbia per quanto accaduto in questi ultimi tempi in Serbia. Dove secondo la giornalista la tensione sarebbe alta.

Dopo gli incidenti di Genova il caporedattore responsabile della Radio Televisione della Serbia Aleksandar Tijanic, dice: "Si tratta di una prova generale per qualcosa di molto più grande". Nessuno osa dirlo, ma credo che la maggior parte della gente pensi al tentativo di un colpo di stato.

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L'articolo della Tadic continua

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A Belgrado(nell'antigay) erano ben organizzati, come una vera formazione paramilitare. Una delle menti dell'organizzazione, il famoso Mladen Obradovic, ha atteso i gruppi di hooligan presso la piazza Zeleni Venac, per poi spingerli verso i cordoni della polizia. Obradovic è stato fermato e portato in prigione e durante la perquisizione gli sono stati trovati addosso le liste di tutti i partecipanti agli scontri. Giravano per la città scooter "spia" che avvertivano in quali punti la polizia era più vulnerabile. Tutto era stato organizzato nei dettagli, così come, ad un certo punto, la stessa la ritirata degli hooligan.

Così è stato anche martedì a Genova alla partita Italia-Serbia. Su tutte le prime pagine quell'individuo, tatuato fino all'ultimo centimentro di pelle, che con un cappuccio in testa fa ondeggiare la barriera dello stadio, impartisce ordini agli altri hooligan, taglia le reti di protezione.

Per quanto ne so - e ho visto spesso partite di calcio allo stadio - non direi che sono vestiti tipici per un evento sportivo. Quindi cosa? Quella gente è arrivata molto ben organizzata. Hanno estratto le spranghe, i petardi, i fumogeni. Sono venuti da Belgrado e da altre città della Serbia per dimostrare ancora una volta che non hanno paura dello Stato, che continueranno a cercare di assumere il controllo delle cose. Per essere più precisi, quando dico "cose" intendo dire il potere.

aticolo intero su http://www.balcanicaucaso.org

mercoledì 13 ottobre 2010

Genova: la guerra dei serbi

"Questo è un attacco allo Stato"

e reazioni serbe ai fatti di Genova

Lo scempio degli ultrà nazionalisti serbi a Genova sta provocando forti ripercussioni in patria. La federazione serba parla apertamente di "attacco allo Stato, e lo Stato deve risolvere questo problema". Il presidente federale Karadzic dice che "chi ha organizzato questi incidenti, è a Belgrado". Dejan Stankovic, capitano della squadra, in lacrime: "Piangeva, era mortificato - ha raccontato Palombo - è venuto da noi e ci ha chiesto scusa".

Il centrocampista dell'Inter, con altri giocatori serbi, ha provato ad andare a parlare sotto la curva e si è anche spinto, per cercare di calmare i pazzi, in un gesto con le mani di significato nazionalista. Un tentativo, anche rischioso per l'immagine, di tornare alla normalità e giocare a pallone: inutile. "Vedere la propria gente fare una figura così brutta è mortificante - ha commentato Palombo - ha fatto quello che ha potuto, non era lui che doveva giustificarsi".

Chi deve giustificarsi, secondo la federazione serba, è invece il governo centrale di Belgrado: "Un imbarazzo senza precedenti per il nostro calcio, ci hanno fatto vergognare di fronte a tutta Europa - ha dichiarato colmo di rabbia Karadzic - Siamo qui da due giorni e avvertivamo che c'era una polveriera. Avevamo informato la polizia italiana che c'erano tifosi che stavano progettando di venire qui per impedire che si giocasse. Gli organizzatori sono da qualche parte a Belgrado e lo Stato deve identificarli. Questo non e' un attacco solo alla Federazione". A Karadzic fa eco Savo Milosevic, ex-centravanti della Nazionale passato anche dal campionato italiano: "E' uno dei giorni piu' neri della storia del calcio serbo. Penso che tutto questo non possa essere stato provocato solo dall'animosita' contro il portiere (Vladimir Stoikovic, aggredito e minacciato dai tifosi, ndr). Le cose sono molto piu' serie e pericolose. Negli ultimi 20 anni lo Stato non ha fatto nulla per stroncare questa violenza. Pagheremo un prezzo molto alto per la mancanza di volonta' di risolvere alla radice il problema''

LA TV DI BELGRADO: UNA VERGOGNA

La televisione pubblica serba (RTS) ha duramente condannato i gravi incidenti provocati a Genova dai tifosi serbi, parlando di ''vergogna. E' una vergogna per la Serbia, e' una vergogna per il nostro calcio'', ha detto il telecronista impegnato a riferire dell'incontro dallo stadio Luigi Ferraris. La cosa piu' grave, ha aggiunto, è che questi incidenti sono stati provocati fuori dalla Serbia. Secondo la tv non è escluso che le intemperanze possano essere state messe in atto volutamente come reazione all'intervento della polizia domenica scorsa a Belgrado contro gli estremisti di destra che cercavano di impedire lo svolgimento del gay-pride. Sempre secondo l'emittente pubblica, gli hooligans hanno dato fuoco ad una bandiera del Kosovo ed hanno scandito slogan quali 'si devono uccidere i kosovari'.
12 ottobre 2010

fonte http://www.sportmediaset.mediaset.it/

martedì 12 ottobre 2010

L’albanese lingua madre

Fin dalla più remota antichità gli Albanesi sono sempre stati denigrati e poco considerati in maniera sistematica dagli Elleni, i quali, dopo avere innalzato il proprio idioma a lingua ufficiale nell’insegnamento e nell’arte, ed averlo assunto come lingua liturgica in tutte le funzioni religiose, fecero si che la lingua albanese, che è stata a sua volta lingua liturgica addirittura prima del greco, passasse in secondo piano, invece di essere considerata quella principale come meritava, visto che la lingua albanese ha dato origine alla lingua greca, che senza di essa non sarebbe nata.

Uno studio più approfondito sulla lingua albanese, greca e latina ci darebbe la possibilità di vedere chiaro che il legame che collega queste tre lingue è quello della madre per l’albanese e delle figlie per il greco e latino. Noi non abbiamo paura di esporre delle considerazioni così categoriche per definire l’affinità che lega nella realtà dei fatti queste tre lingue (e anche altre), perché, in effetti, abbiamo a che fare con una relazione di questo tipo. In verità diversi filologi e linguisti pretendono che per quanto riguarda le relazioni fra le lingue, quella fra madre e figlia non si può applicare, perché, sempre secondo questi studiosi, le lingue si evolvono.

Secondo il nostro punto di vista, se dovessimo accettare un’affermazione simile, dovremmo dire che il greco antico e il latino sono un’evoluzione della lingua albanese. In realtà, abbiamo a che fare con l’evoluzione o il cambiamento di una lingua in un'altra; però, secondo le nostre considerazioni, questo vuol dire dare un nome al risultato di questa evoluzione; evoluzione che, nonostante pareri contrari, ha, di fatto, instaurato una relazione di parentela che unisce queste tre lingue, che è intervenuta ed esiste: per cui definiremo la lingua greca e quella latina evolute dall’albanese. E anche se la lingua albanese ha subito qualche cambiamento, non avremmo ragione di chiamarla la madre di questa evoluzione, visto che essa è stata, se non in toto, almeno in parte, la base di partenza di questa evoluzione?

Così, noi crediamo di avere ragione quando pensiamo che i termini madre per la lingua albanese e figlia per ciascuna delle altre due lingue (il greco e il latino), siano le definizioni che meglio si adattano alla realtà della questione.

D’altro canto, c’è da fare un’importante considerazione riguardo alla differenza fra gli Elleni e i Pelasgi, e tra i Greci e gli Albanesi. Dalla guerra contro gli Atlantidi all’epoca di Platone intercorsero circa novemila anni. I Pelasgi, abitanti dell’Attica, regione della Grecia con Atene città principale, per via della fama derivante dalla vittoria che ottennero comandando tutti i Pelasgi d’Europa contro gli Atlantidi, anche in tempi più recenti continuarono ad avere un ruolo di primo piano in ogni occasione. Dopo l’arrivo degli Egizi di Danao e dei Fenici di Cadmo, una parte di essi accettò di mescolarsi con gli invasori per creare la classe dominate del momento, e successivamente presero il nome di Elleni. Proprio questi Elleni si attribuirono tutto il merito di aver fondato la civiltà pelasgica, che più tardi si chiamerà civiltà ellenica, e fecero si che si eclissasse ogni memoria della loro appartenenza anche parziale al grande popolo pelasgico.

Brano liberamente tratto dal libro Enigma di Robert d’Angely

fonte : http://eltonvarfi.blogspot.com/